Quale crescita, quale futuro?!

Il problema occupazione è ormai noto in Italia e, giovani lauerati o con diplomi tecnici “ a spasso “sono molti.
Laureati in Ingegneria gestionale senza alcun ruolo nella società attiva. Magari persone che prima della famosa crisi economia erano tecnici logistici e poi, dato lo scossone, sono stati espulsi dal mercato senza alcuna possibilità di reinserimento.
Per non parlare di chi, colpevole di avere 18-20-25 anni, è inserito temporaneamente nella società attiva con contratti al limite della legalità o, peggio ancora, chi non è mai stato attivo.

Tutti questi ragazzi condividono lo stesso destino.
In precedenza avevo postato qualche statistica, che puoi trovare ciccando qui.  Oggi invece, pubblicherò qualche testimonianza, pubblicata su La Repubblica di oggi.

Neppure il rimborso benzina. Simone (24) da Torino. “Dopo la terza media ho frequentato una suola professionale. Ho lavorato in alcune aziende per due anni. Poi con la crisi non sono più
riuscito a trovare lavoro. Ho frequentato dei corsi di specializzazione con stage nelle aziende. In queste imprese invece di seguire il programma di studio e quindi svolgere un’attività lavorativa inerente all’argomento mi hanno sempre fatto fare produzione di parti per circa 3 o 4 settimane. Ma alla fine, un’altra persona prendeva il mio posto come stagista….. Non mi hanno nemmeno dato 50€ di rimborso benzina.”

Ingegnere non basta. Cerca lavoro da più di sei mesi il trentenne che ci scrive dalla provincia di Verona. Come molti di quelli che stanno lasciando la propria testimonianza, comincia la sua storia come se si trattasse di un curriculum: “Ho conseguito la laurea in ingegneria delle telecomunicazioni presso l’ateneo di Bologna dopo aver svolto una tesi di laurea presso un’università olandese”. E poi racconta della sua assunzione a tempo determinato: “Purtroppo non mi è più stato rinnovato il contratto e da gennaio sono alla ricerca di una nuova occupazione. Ho continuato a studiare il tedesco, trascorrendo un mese a Berlino per perfezionare la
lingua. Il mio obbiettivo è quello di lasciare definitivamente il Bel Paese”.

La ricerca, i dati sensibili e le competenze. Da Salerno una giovane laureata in ingegneria chimica mette il dito nella ferita aperta della ricerca italiana: “Ho un dottorato di ricerca, ho lavorato nei laboratori della mia università per più di cinque anni, lavoravo dalle 9 di mattina alle 9 di sera, lo facevo per passione mentre venivo solo sfruttata, il mio lavoro non è riconosciuto dallo Stato perché i dottori di ricerca, se si parla di doveri, lavorano a tutti gli effetti, se si parla di diritti sono studenti. Ho lasciato un’università senza futuro e sto cercando lavoro da più di un anno. Ho fatto tre colloqui, su migliaia di CV inviati, non ho ricevuto alcun feedback pur avendo ricevuto numerosi complimenti per il mio curriculum”. E solleva anche una questione: “I selezionatori ricercano profili specifici solo nel senso dell’età, del sesso e della provenienza, dati sensibili che con una legge ad hoc potrebbero essere omessi, le competenze non hanno alcun valore in sede di valutazione”.

“Ho vinto un concorso, ma non serve”. Ha una laurea breve l’autrice della testimonianza che arriva da Padova e che se la prende con la scarsa lungimiranza della classe politica che ci governa. “L’anno scorso (dopo averne fatti non so quanti, anche con 10.000 partecipanti) – questo il suo racconto – ho vinto un concorso in un ente locale e sono entrata in una graduatoria per assunzioni a tempo determinato. A distanza di circa 7 mesi
sono stata chiamata per un tempo determinato di neanche tre mesi (non anni, mesi!) che mi ha aiutato a mantenermi agli studi . Dall’anno prossimo però, sebbene abbia vinto il concorso, non lavorerò: devo ringraziare il governo che ha tagliato le possibilità di spesa per assunzioni a tempo determinato negli enti locali. Ma perché invece di tagliare la mia possibilità di lavoro non andate a cercare gli evasori fiscali miliardari?”.

Buon senso da parte dei datori di lavoro in questione? Pari a zero.
Far corsi di aggiornamento, master o corsi specialistici: possono davvero esser utili?
Premesso che tutti hanno diritto ad un lavoro… non basta più neanche essere ingegnere elettronico, gestionale o chimico?!
Si è arrivati al punto di dire “lascio il mio Bel Paese per cercare qualcosa di meglio”
A voi ogni tipo di giudizio

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