quale futuro pensionistico è riservato ai giovani?

Cari amici e coetanei, come ben sapete in questi giorni il tema “pensioni” è molto diffuso tra i media, di conseguenza mi pareva il caso di delineare meglio qualche punto.
In questi giorni il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles sulle pensioni delle impiegate statali crea scompiglio tra i sindacati: “Siamo di fronte a qualcosa che non dipende dalla volontà del governo” dichiara Sacconi, Ministro del Lavoro.
Il governo, qualora non si adeguasse alle norme della sentenza Ue di giustizia del novembre 2008, pagherà assai amaro: 714 mila euro al giorno dalla data di sentenza. Ciò equivale a dire che, se l’Italia finisse di pagare ora la sanzione, dovrebbe già pagare oltre 19 milioni di euro (!).

“Si profila dunque un nuovo pesante intervento sulla previdenza che si aggiunge agli altri: un rapporto tecnico, che Repubblica è in grado di anticipare, conteggia infatti il combinato disposto della chiusura delle finestre della manovra e del “regolamento” Sacconi-Tremonti sull’innalzamento dell’età di vecchiaia e anzianità in relazione alle aspettative di vita, a cominciare dal 2015. In totale fino al 2050 si tratta di un intervento da 86,9 miliardi, che aumenterà l’età di anzianità da due a cinque anni e di circa altrettanto quella di vecchiaia. Uno degli effetti sarà che i giovani appena assunti andranno in pensione di vecchiaia a 70 anni e in pensione di anzianità a 66.” Riporta la Repubblica di oggi.
La vita costa sempre più e, già a partire dal 2003, i giornali annunciavano dati impressionanti: “la palma l’oro dei sacrifici è fin d’ora assegnata a quel lavoratore autonomo che comincia oggi la carriera e che pensa di mettersi a riposo fra 35 anni all’età di 60. La sua pensione non coprirà neppure un terzo della sua ultima retribuzione: appena il 29%. Non molto più allettanti sono le prospettive del neo-assunto da una grande impresa: dopo i consueti 35 anni di contributi, compiuto il cinquantasettesimo anno di età, quel dipendente si metterà in tasca ogni mese meno della metà del suo ultimo stipendio, esattamente il 44 per cento: meno di 450 euro su una retribuzione di mille

Bene. Il vero problema è l’occupazione giovanile. Molte volte su questo blog ho trattato l’argomento considerata la gravità del fatto e considerata la mia situazione lavorativa, molto simile a quella di migliaia di giovani diplomati e laureati.
Si parla di pensioni, quando si spera prima di tutto di aver un lavoro (magari fisso). E’ indubbiamente vero che chi pagherà amaro il tutto saremo noi giovani… e sapete il perché?
I giovani avranno pensioni inadeguate perché la loro presenza nel mercato del lavoro è contraddistinta spesso da esperienze lavorative discontinue ed interrotte. Il problema si pone per coloro che sono già entrati nel mercato del lavoro, ma anche per quelli che vi entreranno, essendo le esigenze di flessibilità connesse ai nuovi assetti dell’economia e della produzione.
A mio avviso occorrerebbe proporre un sistema pensionistico futuro che possa coniugare sostenibilità ed adeguatezza dei trattamenti, prendendo a riferimento un modello di lavoro diverso da quello del passato.

Secondo voi?!

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