Fumo: prevenire è meglio che curare

Come sappiamo, da qualche tempo a questa parte, il “vizio” del fumo è in continua crescita: questo incremento deve far riflettere. La fascia d’età più colpita? Quella tra 25-44 rappresenta la percentuale più alta di fumatori pari al 26,6%. Al secondo posto, con una percentuale di 25,7%, troviamo la fascia d’età compresa tra i 45 e i 64 anni. I giovani fumatori, tra i 15 e i 24 anni d’età, rappresentano il 21,9%. Ciò che fa sempre più riflettere è il costante aumento delle giovani fumatrici, che superano la percentuale dei ragazzi. Giusto per iniziare vi propongo un “simpatico” video, come antipasto (…)

 


Tornando indietro nel tempo di qualche anno, ci si accorge che in Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, tra il 1993 e il 1999 si è verificato un netto incremento del vizio nelle fasce di età 14-16 anni e 17-19 anni. Tra i giovani maschi la crescita è stata del 33% nel primo gruppo e del 26% nel secondo, ma tra le giovani è stata del 69,7% e del 40%. Dopo 5 anni di diminuzione, lo scorso anno si era assistito ad una improvvisa impennata nel numero di fumatori. A riparare questa improvvisa impennata ci hanno pensato soprattutto gli uomini che con una diminuzione di 5 punti percentuali hanno riportato i consumi in discesa.
Di minore misura, invece, la perfomance femminile che non ha ancora recuperato l’aumento di 4 punti percentuali dell’anno scorso, registrando quest’anno una diminuzione di soli 2,5 punti percentuali.

I dati del DOXA per il 2010 parlano chiaro: i fumatori in Italia sono 11,1 milioni (il 21,7% della popolazione), 5,9 milioni di uomini (il 23,9%) e 5,2 milioni di donne (19,7%).
Incredibile poi le percentuali dei “baby fumatori”: si conta che in Italia il 50.8% dei giovani di età compresa tra i 15 e i a7 anni inizia a “fumarsi le bionde”; dunque l’85,3% dei ragazzi inizia a fumare prima del 18° anno d’età, quando frequentano ancora la scuola.
Questi dati credo siano davvero sconcertanti e molti giovani, nonostante l’informazione e le molte campagne volte alla prevenzione, dichiarano di iniziare “per gioco” o “perché lo fanno tutti”, o peggio ancora “altrimenti non fai parte del gruppo”.
Poi c’è anche chi si “nasconde dietro ad un dito”, dichiarando di non essere conoscenza delle conseguenze che può provocare; incredibile ma vero.
Questo è quanto emerge dopo un mio piccolo sondaggio, effettuato tra le vie della mia città, Ivrea.
Il 15% dei decessi in Europa è appunto dovuto al fumo ed alle sue conseguenze. Il 28% dei morti per tumore, il 12% dei morti per malattie cardiovascolari.
I costi per le strutture sanitarie? secondo Piergiorgio Zuccaro dell’Istituto Superiore di Sanità i costi ospedalieri di un solo anno attribuibili ai danni del fumo ammontano a 10.000 miliardi di lire, a causa di 1 milione e 800 mila ricoveri (12 milioni di giornate, con un costo medio a ricovero di 5 milioni), e di tutti i ricoveri il 14% è legato alle conseguenze del fumo (fonte guidagenitori.it).

Quando per strada mi sono fermato a chiedere il perché ogni singolo giovane fumasse, mi accorsi che le risposte erano molto vaghe e, alla mia domanda “lo sai che il fumo può rendere impotente?”, “ lo sai che molti fumatori muoiono per infarto cardiaco e per sclerosi coronarica, addirittura 3 volte di più che i non fumatori?”, non ebbi risposte o, peggio ancora una triste risata.
Mi sentivo “un pesce (orgogliosamente) fuori dall’acqua ma la mia ferma posizione contro il fumo, la voglia di sensibilizzare qualche giovane e, con tutta sincerità, la voglia di “togliere” quel sorriso immaturo e stolto, mi portò a mettere un ragazzino (14enne) con le spalle al muro; riprendendo la sua risposta “ non ci credo, mio nonno ha 84 anni, fuma ed è ancora vivo” alla mia domanda (l’ultima riportata sopra) gli spiegai con parole molto schiette quanto la sua “tesi” non era veritiera.
“L’età media del primo infarto tra le persone non accanite al fumo è di 63 anni, nei fumatori di oltre 25 sigarette al giorno è di 53 anni, in quelli accaniti che fumano 2 pacchetti al giorno l’età si abbassa a 51 anni e, nel tuo caso specifico, data la giovane età e data la tua “nuova scoperta”, che ti porterà ad aumentare il numero di sigarette giornalmente consumate, il rischio di mortalità è più alto. Lo sapevi?”.
L’adolescente, incredulo alle mie parole non ebbe risposte e, per mettere fine a questa mia battaglia di sensibilizzazione con esso, gli mostrai qualche dato e questo video che propongo anche a voi qui di seguito. Alla fine di ciò, mi disse che forse era il caso che smettesse, anche perché – mamma e papà non sanno nulla.

Tralasciando l’immatura risposta, ci si può accorgere di quanto sia importante parlare con ogni singolo giovane e dunque, di quanto siano importanti le campagne di prevenzione che ogni anno si svolgono nelle scuole inferiori. Tornando al problema in se e mettendo da parte questa piccola storia, vi posso consigliare di vedere questo video, con la speranza che molti di voi si ricredano di ciò che aspirano (…)

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